Cesena - Fiera Storia e Territorio

Cesena Fiera

Il Polo fieristico di Cesena è costituito da 20.000 mq di parcheggi e 17.000 mq di spazi espositivi:

  • 16.000 mq di superficie espositiva
  • 1.000 mq di centro polifunzionale

 

Adiacenti al Quartiere Fieristico e direttamente collegate ad esso, sono presenti tre sale conferenze di diversa capienza, cornice ideale per incontri e convegni di livello nazionale ed internazionale.

Il Centro Polifunzionale, direttamente collegato ai padiglioni fieristici ed alle sale convegni, è una nuova struttura di 1.000 mq concepita per ospitare eventi in completa autonomia, in un unico locale ampio e confortevole, all'occorrenza modulabile in diversi spazi.

 

Storia di Cesena 

Il primo nucleo abitativo di Cesena sorge con ogni probabilità per opera degli "umbro-etruschi" intorno al VI-V sec. a.C., e il "taglio" prodotto dal torrente Cesuola si riverbera nel nome dato al piccolo centro, che deve assomigliare a un "Césena". Secondo altre interpretazioni, il nome le deriva dall'etrusco "Caizna" oppure dal latino "caedo", in memoria di una particolare tattica usata dai Galli Boi, antichi abitatori della Romagna, per sconfiggere i Romani nella vicina foresta del Colle Spaziano. 
 
Il ritrovamento a luglio 2012 di un insediamento abitativo risalente alla tarda Età del Bronzo (1550-1200 a.C.) nell'area del Foro annonario (alle pendici del Colle Garampo nelle vicinanze del torrente Cesuola) potrebbe però spostare di secoli a ritroso l'origine di Cesena.
 
Intorno al IV secolo sopraggiungono i Galli, del cui breve dominio rimangono profonde tracce nell'economia - con l'introduzione dell'allevamento suinicolo - e nella lingua locali. 

Tuttavia è solo con l'arrivo dei Romani - i quali fondano nel 268 a.C. la colonia di "Ariminum", Rimini - che il piccolo nucleo assume la forma di villaggio. Del periodo repubblicano rimane oggi ben visibile la colossale opera di centuriazione cui è sottoposto il territorio cesenate, presumibilmente tra il 235 e 220 a.C., che suddivide la campagna in un perfetto reticolato ancora oggi visibile. Successivamente la "Curva Caesena" dell'età imperiale - citata da Plinio il Vecchio come città produttrice di ottimo vino - decade con l'Impero Romano ed è sottoposta alle incursioni dei barbari.

Presa dai Goti di Teodorico, viene riconquistata dai Bizantini e, a metà del VI sec., entra a far parte dell'Esarcato. Dopo le campagne di Pipino il Breve (VIII sec.), Cesena rientra infine nei territori sotto il controllo pontificio, primo nucleo di quello che sarà lo Stato della Chiesa. Un ruolo di estrema importanza riveste in questi secoli la figura dell'Arcivescovo di Ravenna, feudatario dell'Imperatore, il quale possiede terreni e castelli nel cesenate, e detiene un potere assai ampio.
 
Dopo il Mille crescono le volontà autonomistiche della città, ma solo alla fine del XII sec., affrancatasi dall'Arcivescovo, Cesena può dirsi libero Comune. Il '200, secolo caratterizzato dai continui mutamenti nel governo della città, vede Cesena oscillare tra libertà comunali e sottomissione alla Chiesa o a signori locali, tanto che Dante, nel Canto XXVII dell'Inferno, nota: "E quella cu' il Savio bagna 'l fianco,/ così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte,/ tra tirannia si vive e stato franco." Nel '300 la breve Signoria degli Ordelaffi viene bruscamente interrotta dall'intervento del legato pontificio Albornoz, che sottopone la rocca (fieramente difesa da Cia degli Ordelaffi) a un lungo assedio (1357). Alla fine il cardinale Egidio Albornoz riesce a sottomettere Cesena e la dota di un nuovo Palazzo del Governatore (oggi Palazzo Comunale). 

 Di lì a poco, nel 1377, Cesena conosce l'evento che segna una sorte di cesoia nella sua storia: un contingente di soldati mercenari bretoni al soldo di papa Gregorio XI, comandati da Roberto di Ginevra (futuro antipapa Clemente VII) e del condottiero Giovanni Acuto (John HawcKwood), mette a ferro e fuoco la città. 

 
I cronisti del tempo inorridiscono di fronte alla strage e riferiscono d'alcune migliaia di morti e di altrettanti deportati tra la popolazione civile. È il momento più buio della città, coinvolta suo malgrado nella guerra promossa da Firenze contro il Pontefice (la cosiddetta "Guerra degli Otto Santi", 1375-78). 

L'anno seguente al tremendo "Sacco dei Brettoni", il nuovo papa Urbano VI assegna infine quello che rimane della città al Signore di Rimini Galeotto Malatesta, in vicariato: ha inizio per Cesena la Signoria dei Malatesta, quello che sarà il momento di maggior splendore nella storia cesenate.

A Galeotto (cui si deve l'inizio dei lavori alla nuova Rocca e alla nuova Cattedrale) succede nel 1385 Andrea Malatesta, che spiana le pendici del Colle Garampo ottenendo la cosiddetta Piazza Inferiore (oggi del Popolo). È poi la volta di Carlo e, nel 1429, di Malatesta Novello. Appassionato bibliofilo, fine mecenate, costretto a rinunciare presto alla vita militare - prima fonte di ricchezza per la famiglia, dona alla città la splendida Biblioteca, ricavata all'interno del convento dei Frati Francescani. Compiuta tra 1447 e 1452, ma aperta solo due anni dopo, reca il progetto di Matteo Nuti da Fano, discepolo di Leon Battista Alberti. 
 
Alla morte di Novello (1465), Cesena torna sotto il dominio pontificio, ma già nel 1500 le Romagne conoscono un nuovo padrone: è Cesare Borgia, detto il Valentino (celebrato da Niccolò Machiavelli nel suo "Principe") che costituisce un piccolo ma potente ducato. 

La città, elevata al rango di capitale, viene visitata da Leonardo da Vinci che fa rilievi alla Rocca e fornisce il progetto per il porto di Cesenatico. Caduto l'effimero ducato, Cesena torna definitivamente alla Chiesa e a una dimensione locale dominata economicamente dall'agricoltura.

Nel 1724 Pierfrancesco Orsini, già vescovo di Cesena dal 1680 al 1686, diviene papa col nome di Benedetto XIII.Inaspettatamente, nel 1775, la città assurge nuovamente agli onori: il cesenate Giovan Angelo Braschi diviene infatti Papa col nome di Pio VI, dando avvio alla triade di Papi cesenati (Pio VII Chiaramonti, 1800-23, e Pio VIII Castiglioni, 1829-30, in realtà marchigiano, ma già Vescovo di Cesena). L'esperienza napoleonica (1797-1814), che vede Pio VI e Pio VII tentare invano di opporsi alle angherie del Corso, priva Cesena di un gran numero di monasteri, conventi e chiese che precedentemente la ornavano.
Durante il Risorgimento, Cesena conosce i moti libertari (cui partecipa anche un giovane Maurizio Bufalini, medico che poi si coprirà di onori a Firenze) e la costruzione di un nuovo Teatro Comunale (1843-46). 
 Con l'Unità d'Italia per Cesena ha inizio un periodo di lotte politiche interne fra le componenti liberale moderata (guidata dalle carismatiche figure del sen. Gaspare Finali e del direttore del "Cittadino" Nazareno Trovanelli, repubblicana (sulle orme del garibaldino Eugenio Valzania), socialista (Pio Battistini). Ad un fine '800 in cui prevalgono i liberali, segue un primo '900 repubblicano, segnato dalla figura di Ubaldo Comandini. È di questo periodo la breve ma luminosissima vita di Renato Serra, morto giovane su Carso (1915), ma già entrato, con "L'Esame di Coscienza di un Letterato", nella storia della nostra critica letteraria.

La Seconda Guerra Mondiale, con la Linea Gotica che corre sul crinale appenninico a pochi chilometri dalla città, segna profondamente la vita cittadina. Il dopoguerra assiste alla salita di Cesena a realtà di livello internazionale nel comparto agroalimentare, soprattutto in materia di ricerca e biotecnologie. Dal 1992 la città, pur non essendo capoluogo, contribuisce alla denominazione della Provincia unitamente a Forlì, e oggi può vantare una posizione di primo piano anche in altri settori economici, una vita culturale sempre fervida ed una qualità della vita invidiabile.

Testi di Ivan Severi tratti dal sito del Comune di Cesena

 

Territorio

Cesena è situata nel cuore della Romagna, a breve distanza dal mare Adriatico e dalle pendici appenniniche del Monte Fumaiolo. Il centro storico, racchiuso ancora oggi dentro le mura tre/quattrocentesche, delle quali è ancora visibile la caratteristica forma dello scorpione, è ricco di numerose attrattive.

Città romana con il nome di Curva Caesena, subì numerose devastazioni nel periodo delle invasioni barbariche. Fece parte dell’Esarcato di Ravenna. Nei secoli XI e XII divenne libero Comune e lottò a lungo contro Forlì, Rimini e Cervia. Per tutto il secolo XIII si alternarono al loro interno tirranide e libertà: con la signoria dei Malatesta, iniziata nel 1378, Cesena conobbe un periodo particolarmente felice tanto da divenire un fiorente centro culturale e artistico.

 

Cucina Romagnola

La semplicità della cucina cesenate e romagnola è stata condizionata dapprima dalla presenza di piccole signorie turbolente e instabili, con la parziale eccezione di quella malatestiana, con corti e, dunque, mense di non eccelso lustro, e poi dal lungo e pesante dominio dello Stato della Chiesa.

I caratteri della cucina sono estremamente semplici e contadini; l'apporto della cultura marinara è di scarso peso e non si estende oltre la zona costiera. Il numero dei piatti è modesto; altrettanto modesta è la tradizione salumiera e casearia

 

Primi piatti

Diffusa la cultura della pasta all'uovo fatta in casa, particolarmente sotto forma di pappardelle in brodo, cappelletti (in brodo o asciutti, in tal caso serviti al ragù, oppure con panna, formaggio e prosciutto cotto), tagliatellelasagne. Altri tipi di pasta tipici del cesenate sono gli strozzapreti, serviti al ragù, ed i passatelli in brodo è molto diffusa anche la piadina.

 

Secondi piatti

Per quanto riguarda i secondi piatti, la parte del leone nella cucina cesenate la svolge il maiale (e' baghèn, in dialetto), del quale non si butta via nulla: grigliate miste, carne ai ferri, arrosti, sono tipici della zona, in particolare di quella collinare. Diffuso l'uso d'insaccati e degli affettati derivati dal maiale, specialmente prosciutto, salame, mortadella, coppa e culatello, accompagnati dalla piadina e da un buon bicchiere di vino rosso.

In misura minore è amato dai cesenati anche il coniglio (e' cùnéij), cucinato arrosto, ai ferri, in porchetta o alla cacciatora, ed il pollame in generale, col pollo (e' pol) allo spiedo in primo luogo, oppure al forno o arrosto.

Per quanto riguarda la cacciagione, vengono utilizzati nella cucina cesenate, specialmente in collina, cinghiali, lepri, quaglie. È ancora possibile assaggiare in alcuni ristoranti ed osterie del cesenate il piccione, cucinato e servito nei medesimi modi del pollo, mentre diventa sempre più raro, per il mutare dei gusti gastronomici, trovare osterie che servano ancora antichi piatti tradizionali come le rane in umido o le chiocciole (chiamate impropriamente lumache) impanate e fritte o in umido, ma l'usanza rimane viva in molte famiglie e durante alcune feste e sagre.

 

Dolci

Il dolce tipico del cesenate è la ciambella, sia quella caratteristica col buco, sia quella lunga e piatta (entrambe di solito si gustano inzuppate nel vino), mentre le frappe sono tipiche del periodo di carnevale. Inoltre si produce, nel periodo della festa patronale di S. Giovanni (fine giugno), il caratteristico fischietto di S. Giovanni: un fischietto rosso di zucchero caramellato a forma di oca.

 

Vini

Nel cesenate si producono vari tipi di vino, in particolare il Sangiovese, il Trebbiano, la Cagnina, l'Albana ed il Pagadebit